La questione trattata dal Tribunale della Capitanata riguarda il tema dell’ammissibilità dell’azione di accertamento del saldo di un conto corrente aperto. Il giudice di Foggia fa buon governo dei principi espressi graniticamente dalla Suprema corte civile nonché dalla maggioritaria giurisprudenza di merito, laddove riconosce l’ammissibilità di un’azione rivolta esclusivamente ad ottenere una rettifica del saldo di conto corrente, previa declaratoria della nullità, invalidità ed inefficacia, delle condizioni applicate dalla banca nel corso del rapporto. Del tutto condivisibile, quindi, la posizione del Tribunale Foggia nel richiamare gli arresti della Cassazione del 2013 n. 798 e del 2017 n. 28819, osservando che “La circostanza che la stessa (azione) sia stata proposta in relazione ad un rapporto pacificamente ancora in essere non preclude la possibilità di procedere alla rideterminazione giudiziale del relativo saldo, invocata da parte attrice a mezzo dell’odierna azione di accertamento. Anche infatti in relazione a rapporti non ancora chiusi, sussiste indubitabilmente l’interesse della correntista a spiegare una domanda di accertamento negativo del credito, tesa segnatamente ad ottenere la declaratoria di nullità di determinate clausole contrattuali e, conseguentemente, lo storno delle somme eventualmente addebitate in base a clausole nulle. Se è vero, dunque che prima della chiusura del conto, non vi può essere alcuna restituzione (non essendo il saldo immediatamente esigibile), occorre, d’altra parte, riconoscere che non necessariamente la domanda di ricalcolo del rapporto di dare-avere deve sfociare in un’azione di ripetizione di indebito ex art. 2033 c.c.” Clicca qui per leggere l'articolo completo scritto per Anomalie Bancarie